Headlines News :
(ANSA) - AMMAN, 21 FEB - Forze della sicurezza siriana hanno aperto il fuoco, ferendo quattro giovani....... Leggi Di Piu
1 2 3 4 5 6

DALLE ATROCI ARENE DEI COMBATTIMENTI CLANDESTINI AL SET DI BAU BOYS

Written By fabio on sabato 25 febbraio 2012 | 04:51

I cani ex combattenti inseriti nel progetto di recupero del Centro Comunicazione e Sviluppo dell’Enpa, lunedì 27 febbraio alle 17.10, saranno protagonisti della prima puntata di Bau Boys in onda su Italia 1. Un messaggio di forte impatto sociale atto a sensibilizzare e a informare che, per i cani che hanno vissuto sulla propria pelle la triste piaga dei combattimenti e degli abusi, esiste una speranza di vita migliore. 

“Ogni anno migliaia di animali vengono coinvolti in un giro d’affari vertiginoso collegato alle scommesse clandestine che arricchisce mafie e malavitosi – dichiara Marco Bravi responsabile Comunicazione & Sviluppo dell’Enpa – allevati nella violenza per la violenza, torturati nella mente e nel fisico, drogati e infine scatenati l’uno contro l’altro. Ne fanno le spese anche i cani non fisicamente idonei al combattimento, più piccoli e deboli, rubati ai proprietari e usati per allenare i campioni”. 

Sono tristemente pochi coloro che riescono a uscire dall’inferno dei combattimenti: molti, quando non servono più, vengono eliminati; altri vengono gettati via come rifiuti. Quelli che riescono ad essere salvati da quest’inferno, sono bisognosi di cure, affetto, amore e protezione. Una missione che Enpa porta avanti da anni. “Donare loro nuova fiducia nei confronti della vita è un percorso difficile e tortuoso– continua Bravi -ma che si è dimostrato possibile, grazie a uno staff professionalmente qualificato, alla dedizione dei volontari e a una continua ricerca scientifica”. Il Centro Comunicazione e Sviluppo dell’ENPA dal 2002 promuove un progetto di rieducazione per pitbull ex combattenti, finanziato da sostenitori che, adottandoli a distanza, contribuiscono a donare loro una nuova vita. Lo scopo del progetto è di renderli idonei all’ inserimento in famiglia o, almeno, di consentire loro una serena permanenza in canile. Aiutare questi cani vuole essere per Enpa, un forte segnale di richiamo al senso di responsabilità e di recupero di valori etici fondamentali. “Dall’inizio del progetto ad oggi – conclude Bravi- sono parecchi i cani che, dopo aver terminato un positivo ciclo di rieducazione, sono stati affidati a famiglie selezionate”. L’attuale obiettivo di Enpa è quello di poter continuare questo percorso, forti del fatto che “Per ogni criminale che trasforma i cani in belve da combattimento, ci sono persone che le fanno tornare cani”. (23 febbraio)

La Pet-Therapy: che cosa è...


L'intuizione del valore terapeutico degli animali, che risale all'antichità e nel corso dei secoli ha assunto sempre più importanza, trova oggi una strutturazione metodologica e impieghi mirati a specifiche patologie. Infatti, durante il processo di addomesticamento iniziato 12000 anni fa, si è instaurata, tra l'uomo e l'animale, una forte intesa affettiva ed emotiva.
Bisogna giungere al XVIII secolo per osservare, presso scuole anglosassoni, l'effetto benefico esercitato dalla presenza di cani e gatti sull'umore e sulle condizioni di salute dei pazienti; in particolare, occuparsi di questi animali consentiva a malati di mente di acquistare un certo equilibrio ed interesse per il mondo esterno. Nella seconda metà del XIX secolo un medico francese sperimentò l'ippoterapia in pazienti portatori di handicap neurologici e ne riportò dei risultati soddisfacenti. Durante l'ultima guerra mondiale, animali da compagnia vennero utilizzati come supporto per ridurre i danni psicologici causati a molte persone dagli eventi bellici.
Per indicare questo tipo di approccio da parte della medicina si parla di pet-therapy, un neologismo di origine anglosassone coniato dallo psichiatra infantile Boris Levinson nel 1953 in seguito ad una scoperta casuale: un bambino con tratti autistici, in cura presso di lui, si dimostrò più spontaneo e più disponibile all'interazione, dopo aver avuto un contatto da lui stesso voluto, con il cane (cocker) di proprietà di Levinson. Pet in inglese significa "animale domestico" o "da compagnia" da accarezzare e coccolare, azioni che procurano così un piacevole contatto fisico, uno dei principali fattori di comunicazione interpersonale e interspecifica, e stimolano la creatività, la curiosità e la capacità d'osservazione (soprattutto nei bambini).
Nel 1961 nasce ufficialmente la "terapia con gli animali" come tecnica d'intervento terapeutico: l'animale diventa "co-terapeuta" nel processo di guarigione, rivestendo il ruolo di "mediatore emozionale" e "catalizzatore" dei processi socio-relazionali. A partire dagli anni ‘80 il programma Pet Therapy è stato suddiviso in fasi distinte tra loro:
  • Animal-Assisted Activities (AAA) - Attività svolte con l'ausilio di animali che hanno l'obiettivo primario di migliorare la qualità della vita di alcune categorie di persone (anziani, ciechi, malati terminali,ecc.).
Sono interventi di tipo educativo e/o ricreativo che, finalizzati al miglioramento della qualità della vita, possono essere erogati in vari ambienti da professionisti opportunamente formati, para-professionisti e/o volontari, insieme con animali che rispondono a precisi requisiti. Le AAA sono costituite da incontri e visite di animali da compagnia e a persone in strutture di vario genere. Per queste attività:
  • non sono necessari obiettivi specifici programmati per ciascuna visita, anche se è opportuno prevedere sempre obiettivi di miglioramento;
  • é opportuno raccogliere e conservare dati sulle visite effettuate;
  • le visite sono gestite con spontaneità e la loro durata non è prestabilita.
  • Animal-Assisted Therapy (AAT) - Terapia effettuata con l'ausilio di animali finalizzata a migliorare le condizioni di salute di un paziente mediante specifici obiettivi.
È una terapia di supporto che integra, rafforza e coadiuva le terapie normalmente effettuate per il tipo di patologia considerato. Può essere impiegata, con pazienti affetti da varie patologie, con questi obiettivi:
  • cognitivi ( miglioramento di alcune capacità mentali, memoria, pensiero induttivo)
  • comportamentali (controllo dell'iperattività, rilassamento corporeo, acquisizioni di regole)
  • psicosociali (miglioramento delle capacità relazionali, di interazione)
  • psicologici in tempo stretto (trattamento della fobia animale, miglioramento dell'autostima).
Sono interventi con obiettivi specifici predefiniti, in cui gli animali rispondenti a determinati requisiti sono parte integrante dei trattamenti volti a favorire il miglioramento delle funzioni fisiche, sociali, emotive e/o cognitive nonché della salute del paziente. Si tratta di co-terapie dolci, che affiancando i consueti trattamenti, si rivelano efficaci, anche laddove questi non riescono, grazie soprattutto alla presenza dell'animale. La terapia effettuata con gli animali per risultare efficace deve, innanzitutto, individuare gli obiettivi specifici per ciascun destinatario dell'intervento, valutare i progressi in itinere, deve essere finalizzata al raggiungimento di obiettivi di salute e fattore importante essere gestita da professionisti di sanità umana.
  • Human- Animal Support Services (HASS).
In Italia, la Pet Therapy, sbarca nel 1987 al Convegno interdisciplinare su "Il ruolo degli animali nella società odierna", tenutosi a Milano il 6 dicembre al quale hanno partecipato esperti di fama internazionale. Nel 1990 nasce, sempre in Italia, il C.R.E.I. (Centro di ricerca Etologica Interdisciplinare per lo Studio del Rapporto uomo-animale da compagnia) che unisce studiosi di varie discipline inerenti la salute umana ed animale, l'ambiente ed il comportamento.
Nei bambini con particolari problemi, negli anziani, in alcune categorie di malati e di disabili fisici e psichici il contatto con un animale può aiutare a soddisfare certi bisogni (affetto, sicurezza, relazioni interpersonali) e recuperare alcune abilità che queste persone possono avere perduto.
È stato infatti rilevato da studi condotti già negli scorsi decenni e oggi comprovati da sempre più numerose esperienze, che il contatto con un animale, oltre a garantire la sostituzione di affetti mancanti o carenti, è particolarmente adatto a favorire i contatti inter-personali offrendo spunti di conversazione, di ilarità e di gioco, l'occasione,cioè, di interagire con gli altri per mezzo suo.
Può svolgere la funzione di ammortizzatore in particolari condizioni di stress e di conflittualità e può rappresentare un valido aiuto per pazienti con problemi di comportamento sociale e di comunicazione, specie se bambini o anziani, ma anche per chi soffre di alcune forme di disabilità e di ritardo mentale e per pazienti psichiatrici.
Ipertesi e cardiopatici possono trarre vantaggio dalla vicinanza di un animale: è stato, infatti, dimostrato che accarezzare un animale, oltre ad aumentare la coscienza della propria corporalità, essenziale nello sviluppo della personalità, interviene anche nella riduzione della pressione arteriosa e contribuisce a regolare la frequenza cardiaca.
Che si tratti di un coniglio, di un cane, di un gatto o di altro animale scelto dai responsabili di programmi di pet therapy, la sua presenza solitamente risveglia l'interesse di chi ne viene a contatto, catalizza la sua attenzione, grazie all'instaurazione di relazioni affettive e canali di comunicazione privilegiati con il paziente, stimola energie positive distogliendolo o rendendogli più accettabile il disagio di cui è portatore.
Alcune recenti esperienze condotte in Italia su bambini ricoverati in reparti pediatrici nei quali si è svolto un programma di Attività Assistite dagli Animali, dimostrano che la gioia e la curiosità manifestate dai piccoli pazienti durante gli incontri con l'animale consentono di alleviare i sentimenti di disagio dovuti alla degenza, tanto da rendere più sereno il loro approccio con le terapie e con il personale sanitario. Le attività ludiche e ricreative organizzate in compagnia e con lo stimolo degli animali, il dare loro da mangiare, il prenderli in braccio per accarezzarli e coccolarli hanno lo scopo di riunire i bambini, farli rilassare e socializzare tra loro in modo da sollecitare contatti da mantenere durante il periodo più o meno lungo di degenza, migliorare, cioè la qualità della loro vita in quella particolare contingenza.
Altre esperienze di Attività Assistite dagli Animali riguardano anziani ospiti di case di riposo. Si è osservato che a periodi di convivenza con animali è corrisposto un generale aumento del buon umore, una maggiore reattività e socievolezza, contatti più facili con i terapisti. Un miglioramento nello stato generale di benessere per chi spesso, a causa della solitudine e della mancanza di affetti, si chiude in se stesso e rifiuta rapporti interpersonali.
Nel campo delle Terapie Assistite dagli Animali, dove le prove di un effettivo miglioramento dello stato di salute di alcuni pazienti si stanno accumulando nella letteratura scientifica, la pet- therapy propone co-terapie dolci da affiancare alle terapie mediche tradizionali e, attraverso un preciso protocollo terapeutico, è diretta a pazienti colpiti da disturbi dell’apprendimento, dell’attenzione, disturbi psicomotori, nevrosi ansiose e depressive, sindrome di Down, sindrome di West, autismo, demenze senili di vario genere e grado, patologie psicotiche, ma anche a quanti necessitano di riabilitazione motoria come chi è affetto da sclerosi multipla o reduce da lunghi periodi di coma.
L’intervento degli animali, scelti tra quelli con requisiti adatti a sostenere un compito così importante, è mirato a stimolare l’attenzione, a stabilire un contatto visivo e tattile, un’interazione sia dal punto di vista comunicativo che emozionale, a favorire il rilassamento e a controllare ansia ed eccitazione, ad esercitare la manualità anche per chi ha limitate capacità di movimento, a favorire la mobilitazione degli arti superiori, ad esempio accarezzando l’animale, o di quelli inferiori attraverso la deambulazione con conduzione dell’animale la cui presenza rende gli esercizi riabilitativi meno noiosi e più stimolanti.
Secondo la Delta Society (organizzazione internazionale che favorisce l'impiego degli animali per il miglioramento dello stato di salute, l'indipendenza e la qualità della vita dell'uomo), solo gli animali domestici possono essere inseriti in programmi di attività e terapie assistite dagli animali, escludendo quindi tutti gli animali selvatici o inselvatichiti ed i cuccioli.
Tutti gli animali impiegati come Pet partners devono superare una valutazione che ne attesti lo stato sanitario, le capacità e l'attitudine. Il Pet Partner Aptitude Test (PPAT) della Delta Society valuta se la coppia conduttore/animale ha l'abilità, le capacità, la disposizione ed il potenziale per partecipare a programmi di questo tipo di terapia. Bisogna tenere presente che l'animale, messo a contatto con persone che possono manifestare comportamenti iperattivi o stereotipie, può vivere situazioni che gli creano molto stress e deve essere quindi particolarmente equilibrato per evitare reazioni indesiderate a stimoli eccessivi, manipolazioni maldestre, ecc.
Gli animali che vengono abitualmente coinvolti nella pet-therapy sono cani, gatti, criceti, conigli, asini, capre, mucche, cavalli, uccelli, pesci, delfini.
  1. Il cane ha un rapporto privilegiato con l'uomo sin dalla preistoria e sono frequenti le occasioni in cui possiamo apprezzarne la collaborazione e, talvolta, l'abnegazione. Per questo viene impiegato di frequente quale co-terapeuta, sia nella cura di bambini che di adulti ed anziani attraverso l'invito al gioco, l'offerta di compagnia e la richiesta di interazione.
  2. Anche il gatto è utilizzato nella pet-therapy: per la sua indipendenza e facilità di accudimento, lo si preferisce per persone che vivono sole e che, a causa della patologia o dell'età, non sono agevolate negli spostamenti.
  3. Criceti e conigli sono diffusi nelle nostre abitazioni: osservare, accarezzare e prendersi cura di questi animaletti può arrecare grande beneficio soprattutto a quei bambini che stanno attraversando una fase difficile nella loro crescita.
  4. Il cavallo, attualmente, oltre ad attività sportive o ricreative, viene utilizzato per l'ippoterapia, medica, psicologico-educativa, riabilitativa, che viene praticata generalmente in strutture attrezzate, con il supporto di personale specificatamente preparato ed addestrato. A beneficiare dell'ippoterapia sono soprattutto i bambini autistici, i bambini Down, disabili, persone con problemi motori e comportamentali.
  5. Da alcuni esperimenti effettuati su gruppi di anziani, è stato rilevato l'effetto benefico derivante dal prendersi cura abitualmente di uccelli, in particolare pappagalli.
  6. E' stato constatato che l'osservazione dei pesci di un acquario può contribuire a ridurre la tachicardia e la tensione muscolare, agendo così da antistress.
  7. I delfini occupano un posto privilegiato nelle attività che prevedono terapie con gli animali. L'amicizia tra uomini e delfini è di vecchia data ed il loro utilizzo quali co-terapeuti si è rivelato particolarmente efficace per la depressione ed i disturbi della comunicazione. La delfino-terapia è utile anche per i pazienti autistici che li aiuta, in molti casi, ad uscire, almeno parzialmente dal proprio isolamento.
  8. Asini, capre e mucche, animali con i quali esisteva una grande familiarità sino a pochi decenni fa, ultimamente vengono anche loro utilizzati per la pet-therapy.
L'animale co-terapeuta agisce come soggetto attivo e tra lui e la persona trattata avviene uno scambio reciproco fatto di emozioni e di stimoli che provocano cambiamenti ed effetti positivi in entrambi.
Con persone disturbate gli animali trovano un canale preferenziale, una sorta di accesso più facile per entrare in contatto riuscendo a volte a sbloccare condizioni patologiche cronicizzate negli anni.
L'animale costituisce uno stimolo nuovo alla curiosità rendendo possibile il contatto e una comunicazione non convenzionale.
La comunicazione con l'animale, preferibilmente con il proprio, che avviene nelle forme più svariate, non potendo ovviamente far ricorso al linguaggio, garantisce un effetto calmante con conseguente diminuzione della pressione del sangue. Tale dialogo non conosce, infatti, rigide regole sociali e, soprattutto sentimenti competitivi distruttori. Inoltre, la soddisfazione del bisogno di affetto e di relazione "interpersonale" crea le condizioni di un buon equilibrio psico-fisico, specialmente nei bambini, negli anziani, nei malati.
Il prendersi cura dell'animale, favorisce il senso di responsabilità, quanto mai auspicabili nel caso di bambini e di adulti che hanno perso la fiducia in se stessi, garantendo un'immagine valida e positiva della propria persona e del proprio valore individuale. Infatti, dare da mangiare all'animale rappresenta il primo passo per stabilire un rapporto di fiducia poichè grazie al cibo si creano tutta una serie di informazioni ed emozioni che legano vicendevolmente uomini ed animali. 
Il gruppo di lavoro nella pet-therapy
Nella pet-therapy, l'attività svolta dal "terapeuta animale" nei confronti del "paziente uomo" è molto complessa e, soprattutto, per il suo funzionamento richiede contributi provenienti da diverse discipline.
Per questo motivo, ogni esperienza di pet-therapy è il risultato di un lavoro sviluppato da un team interdisciplinare composto da numerose figure professionali che interagiscono sul campo ciascuna con il proprio specifico ruolo ma in modo complementare. I membri del gruppo di lavoro partecipano direttamente sia alla progettazione e alla valutazione dei programmi sia allo svolgimento della attività e delle terapie in qualità di operatori.
  • Medico
  • psicologo
  • Terapista della riabilitazione
  • Assistente sociale
  • Infermiere
  • Insegnante
  • Pedagogista
  • Veterinario
  • Etologo
  • Addestratore
  • Conduttore pet partners
Poiché la terapia si effettua su persone affette da varie patologie relative a aspetti fisici e/o mentali, è fondamentale innanzitutto la presenza del medico e/o dello psicologo.
È loro compito, avvalendosi naturalmente della consulenza degli altri professionisti, valutare e indicare le modalità secondo cui impiegare gli animali. Qualora i pazienti presentino handicap fisici, è necessario anche il supporto del terapista della riabilitazione.
Fondamentale è il ruolo del veterinario. Nel caso della pet therapy, al veterinario che collabora con il gruppo di lavoro, è richiesta una specifica formazione nel settore. Deve, innanzitutto, selezionare l'animale più adatto al tipo di terapia da attuare, poi sorvegliarne in modo costante ed accurato lo stato di salute non solo fisico ma anche psicologico.
Gli animali sono sottoposti a controlli periodici ponendo particolare attenzione a segni clinici relativi a zoonosi (specie parassitosi e micosi) che, essendo trasmissibili all'uomo, potrebbero compromettere la pet therapy. Infine, il veterinario deve verificare nel corso del tempo come il co-terapeuta sopporti il lavoro intrapreso.
In ogni caso, gli animali che manifestino sintomi di malattia o segni di malessere vengono esclusi dal programma di pet therapy avviato. Il veterinario è affiancato da un etologo ( o biologo o comunque un professionista con adeguate conoscenze in materia di comportamento animale).
In primo luogo, contribuisce alla scelta dell'animale in base ad una analisi accurata delle caratteristiche attitudinali e comportamentali. Successivamente, si occupa di istruire i pazienti (laddove sia possibile), i loro familiari e gli altri operatori, in merito al comportamento degli animali utilizzati, al tipo di intervento che sono in grado di effettuare e, soprattutto, a quale mole di lavoro possono sostenere. L'etologo, inoltre, fornisce criteri per valutare e salvaguardare il benessere dell'animale "lavoratore".
Nella pet therapy, è cruciale il peso dell'addestramento del co-terapeuta affidato ad addestratori ed istruttori con specifica preparazione.
Infatti, poiché la pet therapy è finalizzato alla cura e al raggiungimento di risultati precisi, è importante in via preliminare addestrare adeguatamente l'animale ad interagire con il paziente e poi curare il rapporto che si viene a creare nella coppia co-terapeuta e paziente.
In particolare la fase dell'addestramento è importante qualora l'animale assista pazienti con particolari handicap fisici.
La Pet Therapy è definita una terapia dolce, proprio in virtù degli effetti benefici che possono essere riscontrati, sotto il profilo sia psichico-emozionale che fisico, nei pazienti ai quali viene praticata. Il soddisfacimento del bisogno d'amare, d'affetto e di legami interpersonali è alla base della Pet Therapy.
Riassumendo i concetti fondamentali per i quali la Pet Therapy viene considerata dagli studiosi salutare, sono:
  • gli animali forniscono compagnia
  • sono esseri attivi
  • offrono un supporto emozionale
  • sono un ottimo stimolo all'esercizio fisico
  • fanno sentire accettata la persona
  • risvegliano il senso di responsabilità.
Le diverse finalità della Pet Therapy sono:
  • finalità psicologica-educative
  • finalità psichiatriche
  • finalità mediche
  • finalità motorie-riabilitative.

L’esperienza di un operatore di pet therapy
La mia esperienza diretta in questo particolare settore delle terapie cosiddette dolci risale a qualche anno fa. Sono venuta in contatto con questa realtà in occasione del mio tirocinio presso l’ASL/TA1 in qualità di educatore nel gruppo SISH (servizio di integrazione scolastica handicap) dell’UTR (unitá territoriale di riabilitazione). In questa sede ho approfondito la cultura della pet therapy che conoscevo solo in via teorica attraverso i canali accademici. In tale sede in particolare si praticava e si pratica tuttora l’ippoterapia, la delfinoterapia e la terapia con animali da fattoria. Per poter comprendere a pieno questa particolare terapia con gli animali ho imparato che sono indispensabili alcuni elementi:
  • passione e amore per gli animali e per la natura
  • rispetto delle esigenze degli animali coinvolti nella pet therapy
  • competenze specifiche per questo tipo di lavoro
  • attitudini personali
  • convinzione nel credere nell’efficacia di questa terapia.
Solo se il gruppo di lavoro è convinto nell’uso e conseguente efficacia della pet therapy indirizzata a quel particolare soggetto allora la pet therapy è una terapia coadiuvante per il raggiungimento del benessere psicofisico dell’utente. Si vuole sottolineare come questo tipo di intervento non puó e non deve mai essere usato da solo (non risulterebbe efficace) ma deve essere sempre accompagnato da competenze multidisciplinari. In realtà, purtroppo, spesso capita di lavorare in situazione di precarietà, dove tutto è lasciato in mano a pochi operatori che grazie alla buona volontá e alle proprie risorse umane e professionali riescono a realizzare con discreti risultati questo tipo di intervento. Personalmente nel corso degli anni ho potuto constatare quanto questo genere di terapia possa essere veramente di aiuto nelle piú svariate situazioni di disagio (da quello fisico a quello psicologico) e ho potuto sperimentare anche diversi tipi di intervento con diversi tipi di animali. In particolare ho potuto attuare un tipo di pet therapy con la scelta di un articolare animale: il coniglio. La scelta è ricaduta su questo tipo di animale sostanzialmente per due ragioni:
  • la mia personale passione per i conigli
  • l’analisi di particolari disagi di alcuni bambini.
Le particolari caratteristiche comportamentali dei conigli mi hanno permesso di attuare un tipo di intervento che denomino "poco invasivo" nei confronti di alcuni bambini che avevano dei disturbi psicologici-comportamentali e la fobia per gli animali. Descrivo brevemente l’intervento.
L’osservazione e in seguito la familiarità di alcuni conigli liberi in un grande recinto da parte di questi bambini è risultata efficace ai fini del superamento del loro disagio. Vedere i salti acrobatici di questi animali risultava momento di ilarità per questi bambini momento che dimostrava loro che l’animale non è un pericolo e che poteva dare loro delle gioie. In seguito la familiarizzazione con questi animali attraverso il momento del dar loro da mangiare e altri momenti di accudimento degli stessi ha permesso loro di affievolire gli aspetti piú difficili del loro disagio. Il lavoro è tuttora in corso e si evolve grazie alla raccolta di dati e nuovi elementi emergenti dalla diverse situazioni. Il coniglio come protagonista di questo tipo di pet therapy perché è un animale tranquillo, piccolo che non spaventa per la sua stazza, che non ha un comportamento invadente nei confronti dell’umano (come potrebbe avere un cane o un gattino in cerca di coccole o di cibo), è un animale che va osservato nella sua quotidianità, che non adora essere stropicciato sono questi gli elementi della mia scelta: riassumendo la sua discrezione, elemento indispensabile per chi ha fobie e disturbi legati al mondo animale. La pet therapy e il suo impianto teorico e metodologico è in fase di crescita e ancora molto è affidato all’iniziativa di chi ci lavora.

L'Italia è un paese che premia i furbi

Il giornalista del Fatto è da Fazio a presentare il suo nuovo libro, particolarmente voluminoso, intitolato Mani Pulite. La corruzione nel nostro paese è ancora viva e ben presente e costa ai cittadini onesti (ce ne sono, ce ne sono) ben 60/70mila miliardi l'anno, un costo decuplicatosi addirittura rispetto a venti anni fa. Una cifra spaventosa, con la quale si potrebbe modernizzare l'Italia e risparmiare ai suoi abitanti moltissimi sacrifici, dando loro servizi più efficienti. Abbiamo un quarto delle infrastrutture degli paesi industrializzati, anche perché costruirle è molto più dispendioso (è facile immaginare perché i costi lievitino... e per fortuna ci siamo levati di torno il folle progetto di organizzare le Olimpiadi nel 2020). Mentre c'è chi, anche su testate che si professano di sinistra come Il Post (mi riferisco all'articolo fiume revisionista di Filippo Facci), si impegna a fare le pulci al più grande tentativo di rinnovamento del paese, o sussulto d'orgoglio, o chiamatelo come volete, Marco pacatamente spiega come si tratti di un problema culturale. Una patologia, grave. Dovrebbe esserci una riprovazione sociale molto maggiore nei confronti dei disonesti, di chi incassa le tangenti, di chi non paga le tasse, come avviene altrove. Mentre in Italia queste loschi personaggi come dei furbi meritevoli di rispetto e grande considerazione. Tant'è che spesso diventano classe dirigente. Il rischio che si corre nell'essere disonesti in Italia è troppo basso, rendendo conveniente delinquere. Si è legiferato non per rendere più difficile la corruzione, ma si è fatto di tutto per impedire una nuova Mani Pulite, stavolta risolutiva (Travaglio cita la convenzione di Strasburgo del '99, alla quale l'Italia non si è mai adeguata, chissà come mai; ma anche l'abbassamento delle pene per questo tipo di reati e l'anomalia dell'uso incredibilmente estensivo della prescrizione). La corruzione si evolve, assume nuove forme, mentre l'anticorruzione resta al palo: basti pensare che il fenomeno non viene punito, e ciò avviene solo da noi, se coinvolge solo privati e non si becca anche un pubblico ufficiale. La conseguenza di ciò la abbiamo sotto gli occhi: aziende in crisi, costrette a chiudere. E criminali (e con loro purtroppo anche i lavoratori) a spasso.

Russia, gli scenari di una terza presidenza Putin

Written By fabio on giovedì 23 febbraio 2012 | 22:27

Un tempo, in Russia si parlava di emigrare. Ora invece c‘è voglia battersi per maggiore democrazia, meno corruzione, più opportunità e per un futuro senza Vladimir Putin come presidente. Putin sembra avviato a vincere senza troppi problemi un terzo mandato alle elezioni presidenziali del 4 marzo, succedendo a Dimitry Medvedev. Per molti russi, la sua resta una figura di riferimento, quella dell’uomo forte che seppe riportare stabilità nel paese dopo i caotici anni Novanta. Ma le elezioni politiche di dicembre, elezioni rubate secondo gli oppositori, hanno scatenato massicce proteste.
Putin aveva promesso di contrastare la corruzione, ma il potere economico resta nelle mani di pochi. E sebbene la Russia sia il primo produttore mondiale di petrolio, il 17% della popolazione vive in povertà. Gli oppositori di Putin paventano il rischio di una stagnazione. I suoi sostenitori,invece, agitano lo spettro del caos che regnava prima della sua ascesa politica.
In questa edizione di The Network, siamo collegati con l’ambasciatore russo presso l’Unione europea Vladimir Chizhov; con Gary Kasparov, ex campione del mondo di scacchi ed ex candidato alle presidenziali, ora tra gli esponenti di punta dell’opposizione russa; e con Lilya Shibanova, a capo del gruppo di osservatori elettorali indipendenti russi Golos.

I mal di pancia degli imprenditori

Prima di fare quello che faccio, ho avuto diversi impieghi nel settore pubblico e in quello privato. E posso dire, forte della mia debole esperienza di lavoratore, che esistono differenze tra i due ambiti. Eccome se esistono.
Per esempio: nel settore pubblico non hai un padrone sopra di te. Sì, hai un responsabile, un dirigente, ma è sempre qualcuno che, nei confronti della Amministrazione, è dipendente come te.
Questa è la differenza fondamentale. Ce ne sono altre, chiaro, ma non è importante ora qui rammentarle. Mi basta questa differenza per ricordare un episodio.
Ero giovane, sui diciotto diciannove, e andai una stagione a lavorare presso una cartotecnica. Un lavoro quasi a catena, una rottura di coglioni inenarrabile. Era il turno pomeridiano, dalle 13 alle 21, otto ore di fila, mica cazzi. Ogni tanto si andava in bagno, si fumava una sigaretta, un panino e poi giù a fare rulli di carta da pacchi, a impacchettare e inscatolare tali rulli e, infine, a mettere in ordine le scatole sui pancali. Io e un mio coetaneo eravamo in fondo a questa catena. Un giorno, mentre stavamo compiendo il nostrodovere, arriva il padrone, ci chiama da una parte e ci parla:
«Allora ragazzi, voi sapete che quando si va in bagno, dopo, alla fine, si tira lo sciacquone».
Io e il mio coetaneo ci guardammo basiti: cosa diamine voleva dire il padrone? Egli proseguì:
«Bene, volevo solo dirvi che lo scopino si usa nel momento in cui uno tira l'acqua e non a secco, sennò dopo ci rimane tutta la merda appiccicata e non va via bene. È già il secondo che cambio da quando siete a lavorare qui».
Ero giovane e mi prese a ridere, anche se era meglio se mi prendeva un dolor di corpo e mi fossi messo a farla lì, davanti a chi si permetteva discorsi simili...
Questo episodio m'è tornato in mente quando, ieri, ho sentito Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, dichiarare:
«Vorremmo avere un sindacato che non protegge assenteisti cronici, ladri e quelli che non fanno il loro lavoro».
E mi è venuta in mente perché, come lei, potrei tranquillamente generalizzare, fare di tutta l'erba un fascio e dire:
«Vorremmo avere imprenditori che non proteggono gli scopini del cesso, imprenditori meno ladri di vita e di plusvalore».

Vaticano, i soldi e la guerra

Siamo entrati nello Ior, la banca della Santa Sede: che ha un patrimonio di 5 miliardi di euro ed è di nuovo nella tempesta. Come tutti i vertici della Chiesa, dove è in corso un'incredibile lotta tra cardinali. Un'anticipazione dell'ampia inchiesta in edicola sull'Espresso


Pubblichiamo qui di seguito uno stralcio dall'ampia inchiesta sullo Ior e sui retroscena della lotta in corso all'interno del Vaticano, sull'Espresso in edicola oggi. 

Una partita finanziaria cruciale per il Vaticano e per lo Ior. Convincere l'Europa a inserire il piccolo stato e la "banca di Dio" nella "white list" dei paesi virtuosi. Ma anche un gioco di potere fra cardinali che ha come bersaglio Tarcisio Bertone, il potente segretario di Stato che qualcuno in Vaticano vorrebbe sostituire. Una partita fatta di documenti ufficiali e di dossier segreti, di consulenti finanziari e di strane figure che si muovono nell'ombra. 


Da una parte il papa e Bertone provano infatti a cancellare le ombre che da più di trent'anni si allungano sullo Ior, quell'Istituto per le opere di religione finito in troppi scandali, che tutti ricordano per Sindona, Calvi e Marcinkus e che molti ritengono ancora un "paradiso fiscale" senza controlli. Mentre alla Segreteria di Stato ripetono che «no, di quello Ior non è rimasto più nulla, nemmeno un solo dipendente. Tutto è moderno e trasparente». Dall'altra parte, sempre fra le alte sfere della Chiesa, pezzi da novanta come il cardinale Attilio Nicora, presidente dell'Aif, l'autorità di informazione finanziaria del Vaticano, denunciano invece una specie di sacro golpe: il tentativo cioè del Vaticano di nascondere un colpo di spugna dietro alle nuove norme anti-riciclaggio della banca chieste dall'Europa per poter inserire il Vaticano nella cosiddetta "white list" che darebbe allo Ior lo status di istituto "sicuro". Per mettere una pietra sopra lo scomodo passato. Una partita non solo finanziaria, dunque, divisa fra paradisi religiosi e paradisi fiscali, dove in gioco non c'è una semplice certificazione europea, ma l'immagine stessa di Ratzinger e il potere dei porporati che ambiscono al suo soglio. 


L'ultima parola ce l'ha la Moneyval committee. La commissione, che opera nell'ambito del Consiglio europeo, deciderà a giugno se la Città del Vaticano potrà entrare fra i Paesi virtuosi che rispettano le procedure sulla trasparenza oppure sarà classificata come un paradiso fiscale. I commissari sono arrivati alla Santa Sede e se ne sono andati con migliaia di documenti. Stanno vagliando tutti gli enti vaticani con particolare attenzione alle procedure anti-riciclaggio dello Ior. Il dossier sull'Istituto conta oltre 250 pagine. E lì dentro ci sono le risposte ufficiali con cui lo Stato pontificio proverà a dimostrare che lo Ior è trasparente. "L'Espresso" è potuto entrare nell'Istituto e visionare i documenti.

In quel dossier ci sono molti dati nuovi, informazioni sui conti e procedure che dimostrerebbero lo sforzo di Ratzinger verso la trasparenza. Ma anche nodi che restano irrisolti. E che dividono i santi banchieri, i tecnici e soprattutto i cardinali, già in lotta fra loro nella guerra in corso dietro le mura leonine, emersa violentemente con il documento anonimo sulla presunta morte entro un anno del papa pubblicata dal 'Fatto'. 

Un evento che a molti ha fatto tornare in mente le parole umanissime e inconsuete dettate da Benedetto XVI nel libro-intervista di Peter Seewald del 2010: «Quando un papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente e spiritualmente di svolgere l'incarico affidatogli, allora ha il diritto ed in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi». 

Joseph Ratzinger compirà 85 anni il 16 aprile. Tre giorni dopo raggiungerà i sette anni di pontificato.

In pubblico appare lucido e in forma, si prepara a visitare Messico e Cuba. Chi gli sta vicino ripete: «Arriverà almeno all'età di Leone XIII, il papa più longevo del Novecento, morì a 93 anni». Eppure la sensazione di debolezza e di vulnerabilità che si è impadronita dei vertici della Chiesa non riguarda soltanto la salute fisica del pontefice. Ma la sua capacità di guidare il timone della nave di Pietro, sconquassata nelle ultime settimane da una misteriosa catena di scandali, lettere anonime, perfino - appunto - preannunci di morte.

La Russa Umiliato in Diretta Tv

"non ne sapevo niente" è la risposta data dall'Ex Ministro ad una domanda alquanto imbarazzante fatta da un giovane quasi avvocato. E soprattutto è imbarazzante la reazione dell'ex ministro.. classica reazione di chi, trovato con le mani nella marmellata, viene sbugiardato in piazza e deriso da tutti..
"Da lei vorrei un Consiglio ..  Lei dove mi consiglia di sostenere l'Esame di stato?" (per diventare avvocato) .. "Perchè suo figlio, nonostante suo figlio sia residente a Milano, si è fatto trasferire in Calabria per dare l'esame.."
E parte una serie di scuse improbabili, quasi comiche.. del tipo chieda a mio figlio, non ne sapevo nulla al fatto che "gli esami con la nuova legge vengono corretti in altri posti". E così la "meritocrazia" del papà La Russa venne fuori, la stessa meritocrazia che ha colpito l'Ex ministro dell'istruzione Maria Stella Gelmini, che prima attacca le maestre del sud, e poi si viene a sapere che lei si è laureata al sud.. Olè.. Viva l'Italia.. piccola riflessione..penso che ormai con l'avvento di internet fare cavolate e raccontare balle per i politici diventa sempre più difficile, si rischia di andare davanti alla "pubblica gogna".. sono finiti i tempi dove non si sapeva nulla sui loro malefatte.. è per questo che Berlusconi ecc ha provato a mettere il bavaglio ad internet! Ma noi resistiamo! Viva L'Italia!

Popolari questa setimana

TV

More Article »

MONDO

More Article »

CRONACA

More Article »
 
Support : Creating Website | Johny Template | Maskolis | Johny Portal | Johny Magazine | Johny News | Johny Demosite
Copyright © 2011. The Daily Rumor - All Rights Reserved
Template Modify by Creating Website Inspired Wordpress Hack
Proudly powered by Blogger